imageIl commercio elettronico diretto è caratterizzato dal fatto che la cessione e consegna del bene avviene per via telematica. I beni ceduti sono prodotti virtuali intangibili e utilizzati dal cliente dopo il download.

Come stabilito dalla direttiva 7 maggio 2002, n. 2002/38/CE, la tassazione delle operazioni on-line, espressamente individuate dall’allegato I del documento comunitario, deve avvenire tenendo presente che tali operazioni, siano esse prestazioni di servizi in senso stretto, ovvero fornitura di beni virtuali e rappresentano sempre, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, delle prestazioni di servizi.

L’art. 7 del Regolamento UE n. 282/2011 ha fornito una dettagliata definizione dei “servizi prestati tramite mezzi elettronici” (c.d. e-commerce). Si tratta di quelli forniti attraverso Internet la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata (quindi con un intervento umano minimo). Vengono inoltre elencati ( nell’allegato I al Regolamento stesso) i servizi che rientrano in tale definizione, ad esempio:

SERVIZI RIENTRANTI NELLA DEFINIZIONE DI COMMERCIO ELETTRONICO DIRETTO

a) Fornitura di prodotti digitali in genere, compresi software, loro modifiche e aggiornamenti;

b) servizi che veicolano o supportano la presenza di un’azienda o di un privato su una rete elettronica, quali un sito o una pagina web;

c) servizi automaticamente generati da un computer attraverso Internet o una rete elettronica, in risposta a dati specifici immessi dal cliente;

d) la concessione, a titolo oneroso, del diritto di mettere in vendita un bene o un servizio su un sito Internet che operi come mercato online, in cui i potenziali acquirenti fanno offerte attraverso un procedimento automatizzato e in cui le parti sono avvertite di una vendita attraverso posta elettronica generata automaticamente da un computer;

e) offerte forfettarie di servizi Internet (Internet Service Packages, c.d. “ISP”) nelle quali la componente delle telecomunicazioni costituisce un elemento accessorio e subordinato (vale a dire, il forfait va oltre il semplice accesso a Internet e comprende altri elementi, quali pagine con contenuti che danno accesso alle notizie di attualità, alle informazioni meteorologiche o turistiche, spazi di gioco, hosting di siti, accessi a dibattiti online, ecc.);

f) servizi elencati nell’allegato I.

Punto 1 dell’allegato II, Direttiva n. 2006/112/CE.

  1. a)  Hosting di siti web e di pagine web;
  2. b)  manutenzione automatica di programmi, remota e online;
  3. c)  amministrazione remota di sistemi;
  4. d)  conservazione (warehousing) dei dati online, quando dati specifici sono conservati e recuperatielettronicamente;
  5. e)  fornitura online di spazio sul disco in funzione delle richieste.

Punto 2 dell’allegato II, Direttiva n. 2006/112/CE.

  1. a)  Accesso o scaricamento di software, tra cui programmi di aggiudicazione/contabilità, softwareantivirus e loro aggiornamenti;
  2. b)  bannerblocker, ossia software per bloccare la comparsa di banner pubblicitari;
  3. c)  driver di scaricamento, come il software di interfaccia tra computer e periferiche quali le stampanti;
  4. d)  installazione automatica online di filtri per i siti web;
  5. e)  installazione automatica online di sbarramenti (firewalls).

Punto 3 dell’allegato II, Direttiva n. 2006/112/CE.

  1. a)  Accesso o scaricamento di temi dell’interfaccia grafica;
  2. b)  accesso o scaricamento di fotografie e immagini o salvaschermi;
  3. c)  contenuto digitalizzato di libri e altre pubblicazioni elettroniche;
  4. d)  abbonamento a giornali o riviste online;
  5. e)  siti personali (weblog) e statistiche relative ai siti web;
  6. f)  notizie, informazioni sul traffico e previsioni meteorologiche online;
  7. g)  informazioni online generate automaticamente da software sulla base di immissioni di dati specificida parte del cliente, come dati di tipo giuridico o finanziario, compresi dati sui mercati azionari adaggiornamento continuo;
  8. h)  fornitura di spazio pubblicitario, compresi banner pubblicitari su una pagina o un sito web;
  9. i)  utilizzo di motori di ricerca e di elenchi su Internet.

Punto 4 dell’allegato II, Direttiva n. 2006/112/CE.

  1. a)  Accesso o scaricamento di musica su computer e su telefoni cellulari;
  2. b)  accesso o scaricamento di sigle o brani musicali, suonerie o altri suoni;
  3. c)  accesso o scaricamento di film;
  4. d)  scaricamento di giochi su computer e su telefoni cellulari;
  5. e)  accesso a giochi online automatici dipendenti da Internet o reti elettroniche analoghe, nei quali igiocatori sono geograficamente lontani gli uni dagli altri.

Punto 5 dell’allegato II, Direttiva n. 2006/112/CE.

  1. a)  Tutte le forme di insegnamento a distanza automatizzato che funzionano attraverso Internet o retielettroniche analoghe e la cui fornitura richiede un intervento umano limitato o nullo, incluse le classi virtuali, ad eccezione dei casi in cui Internet o una rete elettronica analoga vengono utilizzati semplicemente come uno strumento di comunicazione tra il docente e lo studente;
  2. b)  libri di esercizi completati dagli studenti online e corretti e valutati automaticamente, senza intervento umano.

Dal 1° Gennaio 2015 è cambiata la territorialità IVA per i servizi di telecomunicazione, di tele radiodiffusione o elettronici (.d. e-commerce ovvero commercio elettronico diretto) effettuati nei confronti di privati, più nel dettaglio con riferimento ai rapporti B2C.

A seguito delle modifiche previste dall’ art.5 della direttiva n.2008/8/CE, la normativa IVA relativa a questo tipo di commercio ha mutato i rapporti tra operatori economici e consumatori finali. Le operazioni di commercio elettronico diretto devono essere effettuate applicando l’Iva del paese dell’acquirente finale destinatario e non più quella dello sviluppatore/prestatore, come accadeva in precedenza. Di conseguenza, i consumatori italiani che acquisteranno prodotti immateriali “on line” – per esempio, file audio, video o di testi, scaricati da internet – pagheranno in ogni caso l’IVA ,attualmente in vigore, del 22%, indipendentemente dal paese in cui è stabilito il fornitore. Simmetricamente, i fornitori stabiliti in Italia, quando venderanno servizi elettronici a privati consumatori di altri paesi Ue, dovranno applicare l’IVA del paese di destinazione.

Nulla cambia invece per le vendite a soggetti passivi IVA (B2B) che rimangono da fatturare senza applicazione dell’Iva (l’Iva verrà autofatturata dal soggetto passivo destinatario).

In base alla nuova normativa, dal 1° Gennaio 2015, per quanto attiene ai servizi digitali, non vi è più, dunque, distinzione tra rapporti B2B e B2C, poiché le operazioni in esame saranno assoggettate ad Iva nel Paese del committente (soggetto Iva o meno) a prescindere dal luogo in cui il prestatore si considera stabilito (Paese Ue o Extra-UE); si realizzerà inoltre uniformità di disciplina con le analoghe prestazioni rese da imprese extra-UE, già tassate “a destinazione”.

Dal punto di vista procedurale, però, le modalità di applicazione dell’imposta saranno differenti.

Mentre nei rapporti B2B l’imposta è dovuta nel paese di destinazione dal soggetto passivo committente (cioè l’impresa cliente) con il meccanismo dell’inversione contabile (reverse charge), sicché il fornitore si limiterà ad emettere la fattura senza evidenza dell’IVA ai sensi dell’art. 7-ter, D.P.R. n. 633/1872, nei rapporti B2C, invece, gli obblighi d’imposta nel paese di destinazione graveranno necessariamente in capo ai fornitori comunitari o extracomunitari.

Essi potranno decidere di identificarsi ai fini Iva nel paese Ue del cliente finale e avvalersi di un regime speciale, quello del mini sportello unico (Moss) che consente di dichiarare e versare l’imposta dovuta, per le prestazioni di servizi verso i privati consumatori ovunque fornite, nel solo paese di identificazione.

In assenza del regime semplificativo del Moss, gli operatori che prestano servizi forniti in via elettronica sono tenuti ad identificarsi in ciascun stato membro in cui sono stabiliti i clienti privati per assolvere a tutti gli obblighi connessi all’imposta ivi dovuta.

Le imprese italiane che vogliono evitare di identificarsi in ciascun Paese dove prestano tali servizi ai consumatori finali, possono attivare nel nostro Paese il sistema Moss e adempiere ai seguenti obblighi di dichiarazione e versamento direttamente in Italia.

Il Moss Mini One Stop Shop – consente di dichiarare e versare tutta l’IVA dovuta ai vari stati unicamente all’Erario italiano, che poi provvederà autonomamente ad inoltrare e “smistare” quanto dovuto agli altri stati.

I soggetti passivi nazionali che manifestano tale opzione, anziché identificarsi in ciascuno Stato, devono rispettare alcuni obblighi:

  • presentare richiesta al Centro Operativo di Venezia
  • ricevere dal Centro operativo di Venezia un numero di assegnazione, un codice e una password per poter operare e colloquiare telematicamente con esso.
  • presentare, entro il 20 del mese successivo a ciascun trimestre solare, con lo stesso mezzo elettronico, la dichiarazione riepilogativa delle prestazioni di servizi effettuate nei vari Paesi in ciascun trimestre.
  • presentare la dichiarazione anche con importi tutti a zero se nel periodo non sono state fatte cessioni a consumatori privati europei.
  • effettuare entro lo stesso termine di presentazione della dichiarazione riepilogativa il versamento dell’Iva dovuta per tali servizi.

L’adesione al regime facoltativo semplificato Moss vincola il soggetto passivo sviluppatore per tre anni (anno dell’opzione/iscrizione e per i due successivi) ad utilizzare tale sistema.